In Italia mi trovo per caso, ma è al mondo che son venuta

 

La magia nera, René Magritte

La necessità di trovare soluzioni diventa sempre più aggressiva, corrode la mente. Ad ogni rifiuto di accettazione passiva di decisioni politiche, frutto di meschini calcoli riconoscibili dal nauseante odore, segue la richiesta di proporre l’alternativa percorribile.

Più ci si infila nel tunnel delle “ possibili soluzioni per arginare il problema”, più ci si avvicina al dirupo del compromesso.

Più le parole si avvicinano al dibattito politico post-tg, più si allontanano dall’uomo.

L’uomo abita la terra, non una sua parte.

L’esistenza di popolazioni che occupano lo spazio di un continente, non può significare che non possano decidere di occuparne un altro.

La possibilità di muoversi, di trasferire se stessi e i propri affetti in un altro punto della terra, è un diritto che prescinde qualsiasi dichiarazione, qualsiasi dispositivo legislativo, è un diritto che nasce con l’uomo che abita questo pezzo di universo.

L’attraversamento di un territorio implica scontro-incontro, scambio di conoscenze ed esperienze, implica miscuglio, cambiamento, implica distruzione-creazione, capovolgimento o staticità, adattamento o radicalizzazione. Non è forse il riflesso dell’esistenza umana?

Perché dovrebbe esistere l’uomo sulla terra se non fosse anche libero di scoprirla, fermandosi il tempo che crede necessario su ogni sua parte?

Si può davvero pensare che per spostarsi lontano dal luogo in cui si vive sia necessario dimostrare il pericolo della permanenza?

Chi detiene la proprietà del pianeta? Non è forse dell’umanità intera?

L’uomo deve poter vivere la sua esistenza ovunque crede. Nessuno può vietare questa libertà. E’ come disegnare un cerchio più o meno grande intorno ad un soggetto ed imporgli che può muoversi liberamente solo entro quei confini.

La storia dell’umanità è movimento. La curiosità di scoprire nuovi gruppi di uomini, le loro vite, i loro valori o solo il desiderio di andar via da dove si è nati e imbattersi in luoghi sconosciuti.

Bandire la libertà di movimento è  annullare uno dei motivi per cui vale la pena vivere sulla terra.

Abbiamo lasciato che ci chiudessero gli occhi, impedendoci di vedere uomini venuti da lontano, impedendoci di conoscere le loro storie, ci siamo lasciati trasportare dalle paure costruite a tavolino e serviteci in ogni tg ad ora di pranzo. Abbiamo creduto, come corpi privi di intelligenza, che esistono uomini più pericolosi del nostro vicino di casa, che fosse una conquista poter attraversare liberamente l’Europa da europei, senza notare che tutto intorno costruivano una fortezza. Abbiamo lasciato che creassero nelle nostre città luoghi dove tenere uomini prigionieri, trattarli come animali, e poi rispedirli lì dove non avevano più il desiderio di stare, come a dire “ visto quant’è brutta l’Europa? Meglio non tornarci!”

Abbiamo lasciato che ci vietassero di conoscerli, di diventare loro amici, loro mogli, loro mariti. Abbiamo interiorizzato, a piccoli morsi, le nefandezze che ci hanno raccontato e abbiamo digerito, senza alcuna reazione, che li lasciassero affogare in mare.

E’ difficile cambiare il corso degli eventi, siamo stai in silenzio per troppo tempo, abbiamo lasciato che lavorassero indisturbati sulle poltrone della “rappresentanza popolare”, intessendo la tela di una guerra fra impari, una battaglia meticolosa fatta di controlli di frontiera, militari, armi, mura, videocamere, prigioni, deportazioni, violenza.

In questa guerra è necessario capire da che parte stare.

Il silenzio è l’ossigeno che alimenta il crimine.

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Questo è il blog del gruppo NO-CIE BRINDISI. nociebrindisi@autistici.org View all posts by nociebr

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